mercoledì 13 febbraio 2008
Ho tralasciato un paio di dettagli negli ultimi mesi: il matrimonio, i tanto sospirati quarant'anni, le piccole che crescono alla velocità della luce (Martine è proprio grande. Bella come il sole, intelligente, spiritosa e spinosa allo stesso tempo, e già grande), i viaggi per ospedali per vedere di arginare delle emorragie epiche, l'AIL, il lavoro, le amicizie. Ce ne sarebbe da scrivere per dei mesi, ma alla fine ho deciso di non registrare nulla. Questo blog mi serve per fissare dei pensieri sciolti, dei momenti buffi o meno buffi, ma non di più.
domenica 10 febbraio 2008
domenica 16 dicembre 2007
Mi piacciono da matti le chiese piccoline. Non troppo illuminate, profumate d'incenso, possibilmente con delle candele vere e non con quelle schifezze elettriche che imperversano ora. Mi ci siedo volentieri prima di andare al lavoro o in un attimo di pausa. Mi piace il silenzio, il raccoglimento. Alcune chiese sono proprio vissute e sono ancora più belle. Hanno poster dei ragazzini appesi in giro, annunci di incontri, ritrovi, gite, hanno un'anima. Ma anche quelle più tranquille sono belle. Accendo una candela e mi siedo. Mi guardo in giro, assorbo il silenzio, penso ai fatti miei. Ringrazio per quanto di buono - tanto, tantissimo, sconfinato - c'è nella mia vita. Ed, le bimbe, gli amici, una bella famiglia, tutti sani. Una casa, due gatti, cibo più che a sufficienza, l'acqua corrente, una bicicletta. Non mi sarebbe piaciuto nascere in un secolo o in un luogo meno comodo di questo, sono stata fortunata.
Non mi fermo mai più di cinque minuti, il mia spiritualità si scarica piuttosto in fretta; torno subito a pensare a quello che c'è da fare in ufficio o da organizzare per le piccole. Però ogni tanto un minutino di silenzio mi fa bene. Mo sostiene che questo è un chiaro segno di non-ateismo, ma io sono convinta di entrare in una chiesa perchè è il posto più vicino che ho. Se fossi in oriente, farei un salto in un tempio, se abitassi in mezzo alla natura mi metterei sotto un albero. Bello è fermarsi un attimo a pensare, non importa dove.
Non mi fermo mai più di cinque minuti, il mia spiritualità si scarica piuttosto in fretta; torno subito a pensare a quello che c'è da fare in ufficio o da organizzare per le piccole. Però ogni tanto un minutino di silenzio mi fa bene. Mo sostiene che questo è un chiaro segno di non-ateismo, ma io sono convinta di entrare in una chiesa perchè è il posto più vicino che ho. Se fossi in oriente, farei un salto in un tempio, se abitassi in mezzo alla natura mi metterei sotto un albero. Bello è fermarsi un attimo a pensare, non importa dove.
sabato 1 dicembre 2007
Dall'alto, guardo le mie mani. Lentamente, con pazienza, impastano. E' tempo di cappelletti, tra poco è Natale, la tradizione è passata a me. A noi, anzi, tutta la famiglia partecipa alla preparazione dei famosi cappelletti. Le piccole tirano la pasta, facendo a turno con la manovella, poi aiutano a riempirli, papà li chiude (e li rende tutti squadrati perfetti, da bravo nordico).
Guardo le mie mani e sparisce ogni suono. Non sento più la tv, non vedo più la famiglia né i gatti, le guardo e vedo le mani di mia madre. Vedo le mani delle mie bimbe, che impasteranno a loro volta. Vedo le mani di zie, nonne, generazioni di donne che hanno impastato. Vedo pentoloni che borbottano, grembiuli, vapore, anni di storia che ruotano attorno a una tavola imbandita. Le stesse mani che lavoravano i campi e ora schiacciano i tasti di un computer. Le stesse mani che lavavano i figli piccoli nei catini e ora li lavano sotto un bello scroscio di acqua corrente. Quelle che zappavano un orto e ora guidano la macchina. Mani che reggono un libro, amano, lavano, pettinano, accarezzano, portano la spesa, ammoniscono, ridono. Mani che impastano.
Alla fine sono sempre le stesse mani.
Guardo le mie mani e sparisce ogni suono. Non sento più la tv, non vedo più la famiglia né i gatti, le guardo e vedo le mani di mia madre. Vedo le mani delle mie bimbe, che impasteranno a loro volta. Vedo le mani di zie, nonne, generazioni di donne che hanno impastato. Vedo pentoloni che borbottano, grembiuli, vapore, anni di storia che ruotano attorno a una tavola imbandita. Le stesse mani che lavoravano i campi e ora schiacciano i tasti di un computer. Le stesse mani che lavavano i figli piccoli nei catini e ora li lavano sotto un bello scroscio di acqua corrente. Quelle che zappavano un orto e ora guidano la macchina. Mani che reggono un libro, amano, lavano, pettinano, accarezzano, portano la spesa, ammoniscono, ridono. Mani che impastano.
Alla fine sono sempre le stesse mani.
giovedì 8 novembre 2007
Siamo appena tornati dal ponte passato nelle Marche, stiamo guardando in televisione i funerali di Enzo Biagi. Mamma commossa, le piccole gironzolano per il salotto. Alla fine della cerimonia un coro intona "Oh bella ciao", che piace subito moltissimo alla piccola. Mi chiedono di cantarla, per quel che mi ricordo lo faccio (che vergogna, dovrò ripassare le parole).
Dopo pochi minuti Chiaretta gira per casa canticchiando "Oh marchigiano, portami via..."
Dopo pochi minuti Chiaretta gira per casa canticchiando "Oh marchigiano, portami via..."
venerdì 19 ottobre 2007
Nonostante il bassissimo profilo del 'grande giorno' e le nostre prediche, iniziano a fioccare i regali. Evidentemente la nostra logica che è solo una firma e che risposarsi la stessa persona non si qualifica come un vero e proprio matrimonio non regge. Comunque, visti da fuori i regali sono piuttosto inquietanti. Soprattutto considerato che ci vengono da alcune delle persone che meglio ci conoscono. Una giornata di tutto relax ad una spa, incluso babysitteraggio delle figlie. Una serata fuori senza piccole, con tanto di cena e pernottamento delle bimbe presso amici. Insomma, chi ci vuol bene e vuol farci un favore, si tiene le figlie e ci regala un pò di pace. Al momento, non mi sento la migliore mamma del mondo...
venerdì 12 ottobre 2007
Aggiornamento matrimonio. Uscita in massa per comprare vestito e scarpe di mamma (riutilizzabili per il lavoro, s'intende). Mamma comodamente seduta e figlie e babbo che discutono animatamente, aprono scatole, confabulano, decidono. Io alla fine provo, loro approvano. Le figlie hanno: il vestito di lusso, le scarpe nuove (perle, brillanti), dei guanti retati con tanto di roselline finte sopra che farebbero impallidire anche un clochard, il bouquet di rose (chi bianco, chi rosso), i petali da gettare a mamma e papà all'uscita dal comune, i fiorellini freschi in testa. Commossi da un delizioso disegno della piccola, abbiamo deciso di fare delle bomboniere casalinghe per poterlo dare in giro, tanto ci piaceva. Babbo è tutto bello elegante, con tanto di fiore all'occhiello.
Visto che abbiamo appuntamento presto dal parrucchiere per l'acconciatura delle figlie, poi bisogna passare dalla fioraia a ritirare i bouquet quindi tornare a casa, vestirsi tutti e trovare la via del centro, posso dire di non veder l'ora di sedermi in Sala Rossa e tirare un sospiro di sollievo!
Visto che abbiamo appuntamento presto dal parrucchiere per l'acconciatura delle figlie, poi bisogna passare dalla fioraia a ritirare i bouquet quindi tornare a casa, vestirsi tutti e trovare la via del centro, posso dire di non veder l'ora di sedermi in Sala Rossa e tirare un sospiro di sollievo!
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