Louise è tornata!!!
Babbo aveva recuperato le ragazze dai nonni e dopo un giretto esplorativo della casa (apprezzata, per fortuna) ci siamo messi a lavorare in giardino. Visto che quei furbi dei traslocatori ancora non ci hanno fatto la grazia e non è dato sapere quando arriveranno i mobili, non possiamo far altro che decespugliare. Chi sfoltisce la siepe, chi taglia rami, chi pulisce per terra (mamma) ci godiamo il nostro primo giardino, che per quanto minuscolo ci sembra bellissimo. Si vede che Louise ha riconosciuto le voci perché tutto d'un tratto abbiamo visto il suo musino sbucare da sotto la porta di legno che chiude il giardino. Giubilo!
In dieci anni di vita non si è fatta coccolare così tanto. Ce la siamo goduta come se non l'avessimo mai vista prima. E' claudicante, si vede che qualche altro gatto più sgamato l'ha crocchiata per bene. Non per questo ha perso la sua verve, ieri sera aveva già infilato la porta un'altra volta. Mah, l'importante è che sappia tornare, se poi vuol diventare un gatto girovago a noi sta bene.
martedì 3 luglio 2012
lunedì 2 luglio 2012
Se mi vedesse adesso l'amico che fino a pochi giorni fa si chiedeva come faccia ad apparire sempre serena e sorridente, temo che la mia immagine di persona solare subirebbe un duro colpo.
I mobili non sono ancora arrivati. Fino a ieri mi hanno detto che erano bloccati in Francia, mancava un documento. Questa mattina l'avrebbero faxato e poi il camion sarebbe ripartito. Quando oggi ho telefonato per sapere qualcosa mi hanno detto di avere un problema con il mezzo. La merce riparte domani. "Che problema? Domani??" "Un problema. Se ci riusciamo, questa sera". "Risposta un po' vaga. Ieri era un documento, oggi un problema con il mezzo, che sta succedendo?" "Ah, signora, la capisco. Per lei è brutto ma anche per noi è un problema rimanere senza mezzo".
Guardo fuori e faccio dei respiri profondi. Non è detto che siano stati beccati dalla polizia mentre cercavano di spacciar droga in mezzo ai nostri mobili, come pensa il marito. Né che abbiano deciso di vedere se c'era qualcosa di interessante e buttare il resto degli scatoloni in un campo, come penso io. In generale non tendo ad essere malfidente, cerchiamo di respirare e non pensare in negativo.
In tutto questo il peggio è che la nostra gatta 'maggiore' - Louise - ha pensato bene di andare a vivere da sola. Come se non aspettasse altro da anni. Alla prima piccolissima distrazione ha infilato la porta e ciao. L'abbiamo cercata dappertutto ma non la troviamo più. Il marito sostiene che era così di carattere, non le piaceva stare chiusa in casa e ora che si è ritrovata in un paradiso fatto di prati, canneti, canali pieni di paperelle cignetti e aironi non ci pensa proprio a tornare. Io mi preoccupo lo stesso perché anche se volesse tornare non conosce il posto abbastanza bene da ritrovarci.
Ok, il sole splende, le cose positive di base sono rimaste le stesse. La casa è ancora bellissima, tra poco arriva babbo con le ragazze e la famiglia è finalmente riunita sul serio. Manteniamo la calma, i mobili arriveranno, la gatta è semplicemente uscita di casa come fanno i figli a una certa età, tutto si sistema.
Sperèm.
I mobili non sono ancora arrivati. Fino a ieri mi hanno detto che erano bloccati in Francia, mancava un documento. Questa mattina l'avrebbero faxato e poi il camion sarebbe ripartito. Quando oggi ho telefonato per sapere qualcosa mi hanno detto di avere un problema con il mezzo. La merce riparte domani. "Che problema? Domani??" "Un problema. Se ci riusciamo, questa sera". "Risposta un po' vaga. Ieri era un documento, oggi un problema con il mezzo, che sta succedendo?" "Ah, signora, la capisco. Per lei è brutto ma anche per noi è un problema rimanere senza mezzo".
Guardo fuori e faccio dei respiri profondi. Non è detto che siano stati beccati dalla polizia mentre cercavano di spacciar droga in mezzo ai nostri mobili, come pensa il marito. Né che abbiano deciso di vedere se c'era qualcosa di interessante e buttare il resto degli scatoloni in un campo, come penso io. In generale non tendo ad essere malfidente, cerchiamo di respirare e non pensare in negativo.
In tutto questo il peggio è che la nostra gatta 'maggiore' - Louise - ha pensato bene di andare a vivere da sola. Come se non aspettasse altro da anni. Alla prima piccolissima distrazione ha infilato la porta e ciao. L'abbiamo cercata dappertutto ma non la troviamo più. Il marito sostiene che era così di carattere, non le piaceva stare chiusa in casa e ora che si è ritrovata in un paradiso fatto di prati, canneti, canali pieni di paperelle cignetti e aironi non ci pensa proprio a tornare. Io mi preoccupo lo stesso perché anche se volesse tornare non conosce il posto abbastanza bene da ritrovarci.
Ok, il sole splende, le cose positive di base sono rimaste le stesse. La casa è ancora bellissima, tra poco arriva babbo con le ragazze e la famiglia è finalmente riunita sul serio. Manteniamo la calma, i mobili arriveranno, la gatta è semplicemente uscita di casa come fanno i figli a una certa età, tutto si sistema.
Sperèm.
sabato 30 giugno 2012
Siamo arrivati a casa. Strano a dirsi, visto che siamo entrati da poche ore in un appartamento mai visto in una città che non conosciamo un granché (io per niente) e che i mobili non sono ancora arrivati. Bè, c'è già un divano, ci sono dei letti, la cucina era già lì, non siamo proprio in mezzo al nulla. Però è buffo arrivare in un posto nuovo e sentirsi a casa. Speriamo sia di buon auspicio per l'inizio di questa nuova fase. Mi sono venuti in mente diversi motivi:
° Qui tutti attorno a noi parlano la lingua che usiamo in famiglia
° Per quanti intervalli italiani possa aver fatto, i precedenti dodici anni di Olanda mi sono ormai entrati nel DNA e ora ritrovare sapori odori colori vissuti così a lungo mi fa sentire come se non fossi mai partita
° Qui tutti attorno a noi parlano la lingua che usiamo in famiglia
° Per quanti intervalli italiani possa aver fatto, i precedenti dodici anni di Olanda mi sono ormai entrati nel DNA e ora ritrovare sapori odori colori vissuti così a lungo mi fa sentire come se non fossi mai partita
° Lo shock da distacco ancora non mi ha colpito perché siamo sfatti dal viaggio
° Gli animali - che l'anno scorso hanno avuto bisogno di una settimana buona per ambientarsi nel barcone dove abbiamo passato l'estate - si muovono come se non avessero mai abitato da nessun'altra parte
° Ed e io siamo tornati a vivere insieme senza l'ansia del contare le ore che ci separano dalla prossima partenza
Potrebbe essere di tutto. E in fondo, chi se ne frega del motivo.
Certo arrivare con un bel solicello che scalda ma non ammazza (23 gradi contro i quasi quaranta di Bologna) aiuta ad entrare in sintonia col mondo. E poi ritrovarsi seduti davanti a due finestroni giganteschi che prendono tutto un muro del salotto e vedere le canne che si muovono nell'acqua sotto al balcone, sentirne il fruscio, guardare le papere che vengono a vedere chi sei è un po' surreale. Questo pomeriggio fuori dalla finestra ho visto volare dei gabbiani. Un po' guardavo loro e un po' il marito, come se i gabbiani li avesse organizzati lui come scherzo di benvenuto.
Il nostro quartiere è un misto di case molto olandesi, strapulite, con i vasi di fiori ordinati davanti al portone e i vetri tirati a lucido che si alternano a case incasinatissime, con biciclette e vecchie sedie lasciate in mezzo alla strada, erbe incolte che crescono davanti all'uscio e macchine sullo sporchino andante. Poco più in là invece c'è un quartiere che riassume l'Olanda in due strade. Belle case grandi, giardini curatissimi, fiori ai balconi, posti dove si respira una quiete tranquilla di chi ha molto più di quanto non serva alla sopravvivenza. Ma tutto rigorosamente colorato di viola e azzurro. Organizzati sì, troppo inquadrati mai.
martedì 19 giugno 2012
mercoledì 6 giugno 2012
Non so spiegare bene perché amo tanto Bologna? Nessun problema, ci pensa Corrado Augias sulla Repubblica del 2 giugno 2012, in risposta ad una mail inviata da una lettrice sul terremoto.
"Credo che molti, me compreso, abbiano sentito in modo particolare il dolore per questa sciagura. L'Emilia non è una regione come le altre, quel "Bel pezzo dell'Emilia" come la chiamò (2004) il nostro amico rimpianto Edmondo Berselli, è un concentrato di tutto ciò che ci piace in questo paese: ideali durevoli, un realismo temperato dalla fantasia, la passione per il lavoro ben fatto che non esclude il divertimento, le battute, anche quelle grasse, una religiosità alla don Peppone, lontanissima dalle perfide astuzie vaticanesche. Una terra di confine tra la cordialità mediterranea e l'efficienza settentrionale che non conosce gli eccessi di altre zone del paese, una terra la cui generosità comincia dalla sua cucina e finisce nella bonomia di quelle cadenze dialettali che richiamano da sole il buonumore."
E ancora Massimo Gramellini dalla Stampa del primo di giugno:
"Credo che molti, me compreso, abbiano sentito in modo particolare il dolore per questa sciagura. L'Emilia non è una regione come le altre, quel "Bel pezzo dell'Emilia" come la chiamò (2004) il nostro amico rimpianto Edmondo Berselli, è un concentrato di tutto ciò che ci piace in questo paese: ideali durevoli, un realismo temperato dalla fantasia, la passione per il lavoro ben fatto che non esclude il divertimento, le battute, anche quelle grasse, una religiosità alla don Peppone, lontanissima dalle perfide astuzie vaticanesche. Una terra di confine tra la cordialità mediterranea e l'efficienza settentrionale che non conosce gli eccessi di altre zone del paese, una terra la cui generosità comincia dalla sua cucina e finisce nella bonomia di quelle cadenze dialettali che richiamano da sole il buonumore."
E ancora Massimo Gramellini dalla Stampa del primo di giugno:
Ci stanno impartendo una lezione di vita. Non solo di sopravvivenza. Di vita. Questi sfollati che si spaventano ma non vogliono dare soddisfazione alla paura. Che piangono senza piangersi addosso. E che ricominciano a vivere, nonostante.
Nonostante sia un cumulo di macerie, il supermercato di Mirandola funziona ancora: a cielo aperto. Hanno portato per strada le merci, i carrelli e naturalmente la cassa. Bisogna pur nutrirsi, coprirsi, curarsi. I verbi primordiali del vivere continuano a essere declinati al presente e al futuro, nonostante.
Amare, per esempio. Alice e Davide hanno confermato le nozze, nonostante la chiesa abbia perso un po' di mattoni e il ricevimento sia stato dirottato fra le tende. Per la luna di miele si vedrà. Intanto c'è il miele, appena arrivato con il latte e i biscotti da Reggio Emilia sopra un Tir. E c'è la luna, che splende in un cielo di promesse e trema molto meno della terra.
La gastronomia di Medolla sforna gnocchi fritti, nonostante. Nonostante la gastronomia sia diventata una cucina da campo in mezzo alla piazza del municipio. Potrebbe accontentarsi di fare panini e invece preferisce esagerare.
E la merciaia? Ha pianto tanto e dormito in automobile con il marito più anziano di lei. Ma ieri ha riaperto bottega perché le donne del terremoto sono scappate di casa senza ricambi e si mettono in coda sotto il sole per fare incetta di mutande e reggiseno, nonostante.
La regina del marketing è la fruttivendola biologica che alle ciliegie sopravvissute alla scossa impone il cartello «duroni della rinascita», trasformandole nel frutto della riscossa. Intorno a lei scene di gentilezza e onestà che altrove sarebbero straordinarie, ma non qui, nonostante. Un cliente vuole un chilo di mele però non può pagarle perché il bancomat ha esaurito i soldi. La fruttivendola: «Le prenda lo stesso, pagherà domani». E lui: «Ci mancherebbe, vado a cercare un altro bancomat».
Poi ci sono i bambini che giocano, nonostante. E le loro mamme che cercano di trasformare il terremoto in uno spettacolo d'arte varia. Al piccolo che dopo una scossa di assestamento frignava, la mamma ha spiegato: «Adesso ti insegno un nuovo gioco. Il gioco del salterello». Il bimbo ha smesso di piangere. «Che gioco è?» «Funziona così: io canto una filastrocca e ogni volta che mi fermo, tu salti». La mamma si fermava ogni volta che c'era una scossa. Così le scosse sono diventate una parte del gioco e il bambino si è riempito talmente di gioia che non ha trovato più posto per la paura. E ha continuato a saltare, nonostante.
domenica 6 maggio 2012
Questa la mail che avevo mandato alle mie amiche:
Tirate pur fuori i fazzoletti.
Quando ho deciso di venire a vivere a Bologna, la bellezza di nove anni fa, tutti quelli che mi conoscevano mi hanno preso per pazza. Avevano tutte le ragioni per farlo. Qui non conoscevo nessuno; non avevo un lavoro, la famiglia o agganci. Ero stata qui una volta, per lavoro. E non avevo argomenti. "Ma perché vai a vivere in una città che non conosci, da sola con due bambine piccolissime, senza nessuno che ti possa aiutare?" Non ne avevo idea.
Ora lo so.
Quando sognavo Bologna sognavo voi, anche se ancora non vi conoscevo. Mi immaginavo esattamente dove sono ora: in una casa normale, con le piccole e le bestie, la scuola di quartiere, gli amici sotto casa, i giardinetti. E questo paesaggio era popolato da una rete di persone alle quali volevo bene.
Magari ci si vede poco, presi dalla frenesia che tutti viviamo quotidianamente. Ma non è necessario vivere insieme ogni minuto per sapere che l'altro "c'è". Non solo nel senso che se avessi bisogno potrei contare su qualcuno, ma semplicemente che esiste. E che il suo esistere porta un pò di luce alla mia vita.
Sono certa che tornare a vivere in Olanda ora sarà diverso. Sicuramente al trecentosessantesimo giorno di pioggia consecutiva mi metterò a smoccolare. Mi verrà la malinconia, come prevedibile. Ma non credo che avvertirò quel senso di vuoto che avevo dentro quando sono partita. Perché ormai il buco è stato riempito dalle nostre chiacchiere, dalle risate, dalle incazzature, dalle feste, i concerti, da una quotidianità condivisa. Io parto, ma voi rimanete parte di me e questo non me lo può portar via nessuna distanza fisica.
Mi ero ripromessa di evitare addii strazianti prima della partenza, ma questo proprio ci tenevo a dirvelo.
Augh.
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