mercoledì 19 marzo 2014

Oggi elezioni comunali. Si vota nelle palestre delle scuole (porti le bestie, voti, vai al lavoro). Si vota nelle stazioni fra un treno e l'altro prima di andare ufficio. Si vota in tram e bus trasformati in seggi elettorali. Si vota mentre poeti recitano i loro lavori. Si vota allo zoo. Si vota nei musei.
E' bellissimo.

martedì 11 marzo 2014

Martine ha deciso di tirar giù tutti i poster iper-adolescenziali con i quali aveva tappezzato ogni angolino utile della sua stanza e optare per un nuovo colore. Ne discute con un'amica, ondeggia tra il celeste e un bel color crema. Alla fine delibera e scende per informarmi della sua decisione: "Mamma, dipingo la stanza di crema." Bello, amore - rispondo io. Marti si gira verso l'amica e commenta: "Vedi? Per mia madre potrei dipingere sui muri tanti cazzi e le andrebbe bene uguale."

Sarà tardi per rivedere la mia politica educativa?

martedì 19 novembre 2013

La sindrome del gioco dell'oca. L'idea che una vita si sviluppi in modo lineare è una jattura. Non dico niente di nuovo, eppure cresciamo con l'idea che la vita alla fine sia un successo se si è andati per tappe, facendo tana secondo obiettivi abbastanza precisi. Scuola, lavoro, una famigliuola con tanti bei bimbi tutti sani belli ed educati, casa di proprietà - si inizia da quella piccola e si lavora per quella più grandina, magari con un giardinetto. Arrivati alla mia età si dovrebbe voltarsi indietro e guardare con soddisfazione ai tanti traguardi raggiunti.
Io se guardo indietro vedo solo un gran casino. Errori, occasioni perdute, praticamente nessuna tappa rispettata se non quella della famiglia. Non bellissima e iper-educata ma insomma anche se stortignaccola a me piace lo stesso.
Non bisognerebbe farsi fregare da quest'idea che se non hai seguito il manuale alla fine è stato tutto un fallimento. Per parecchio tempo questa sensazione l'ho avuta eccome. Ora invece mi sembra di aver ricominciato cento volte, novantanove delle quali sono state una cazzata, eppure ritrovarmi spesso alla casella di partenza mi è servito. Perché alla centesima volta ho imboccato una strada che mi piace e chissà se mi sarei resa conto che era proprio la via giusta se l'avessi percorsa fin dall'inizio, senza termini di paragone. Forse quello che ora vedo con chiarezza e mi sembra speciale mi sarebbe sembrato banale se non avessi conosciuto altro. O forse avrei fatto bene a mettere la testa a posto molto prima e a quest'ora andrei molto fiera del mio giardinetto.
Comunque sia, son grata per le esperienze passate ma direi che questo giro può anche essere l'ultimo, facciamo che la strada rimane questa.

lunedì 4 novembre 2013

Alla fine non è seguita nessuna delibera familiare perché la democrazia in certi casi non funziona. Metà famiglia è per la libertà (io perché non sopporto l'idea di tenerla chiusa contro la sua volontà, babbo perché spera che una volta o l'altra non torni) e l'altra metà la vorrebbe tenere in casa per sempre. Alla fine decido io così si fa prima.
Però prima la facciamo inciccionire un pochettino (mi sento come la strega di Hansel e Gretel che cerca di far ingrassare il bimbo prima di divorarlo) e poi riapriamo le finestre e vediamo dove va.

venerdì 1 novembre 2013

La gatta è rientrata, dopo quasi una settimana fuori con la tempesta, le lacrime della piccola, i nervi della mamma e la segreta soddisfazione del babbo che aveva meno confusione in casa (salvo poi chiamarla a gran voce ogni volta che passava per il quartiere in bici rientrando dal lavoro).
Ora sorge spontanea la domanda: che facciamo, la chiudiamo in casa a vita per risparmiarci ogni volta una sincope collettiva o rispettiamo il suo bisogno di libertà e la lasciamo andare? Tanto poi quando ha una fame blu rientra (è la metà del gatto che era, che già non abbondava in modo particolare).
Segue delibera familiare.

lunedì 28 ottobre 2013

E allora sono qui con il mio omino sgarrupato durante un turno estremamente tranquillo. Ho fatto tutto quello che dovevo fare, ho cercato qualcos'altro da combinare, ma alla fine c’è ben poco da inventarsi. Tutto è in ordine e tranquillo, l'amico va a nanna tra un'oretta e io giro con questo buco nel basso ventre che non sentivo da anni. La sensazione che qualche mostriciattolo bitorzoluto e maligno voglia tirarmi via le ovaie dondolandoci sopra.
La causa non dovrebbe essere drammatica. La nostra gatta ha scelto un'altra volta la libertà. Ormai la strada di casa la conosce, se avesse voluto tornare l'avrebbe già fatto. Ogni tanto in un momento di distrazione infila la porta ma poi torna sempre a bussare, o a strillare come un'aquila come quando una notte per errore l'abbiamo chiusa in balcone. Invece questa volta nulla, son due notti che è fuori e mi sa che non ha nessuna intenzione di tornare. Ovviamente ha scelto di andarsene proprio mentre sull'Olanda, come su buona parte del Nord Europa, si abbatte la tempesta San Giuda (Che razza di nome. Ma Giuda poi era un santo? Boh). Quindi oltre alla preoccupazione del gatto vagante al freddo senza cibo né coccole si aggiunge la paura delle raffiche di vento a 150 km all'ora che si portano via i cristiani, figurarsi una micia di due chili scarsi. Ed sostiene che se ne è andata perché voleva morire da sola. Senza conoscere la gatta in questione, due colleghe separatamente hanno espresso la stessa opinione. Le ovaie sono a terra.
Come faccio a tirar via il dolore delle piccole? Una con lacrime a fontana e l’altra con un dolore sordo e muto, sono angosciate. E' la prima volta che un pezzo di famiglia viene a mancare. Per fortuna non hanno termini di paragone più drammatici ma non riesco a spiegare loro che è "solo" un gatto. Anche perché per me è "solo" un bel niente.
A rendere le cose più oscure sta il fatto che mentre noi piangiamo per un animale la nostra amica partorisce prematuramente il suo bambino che abbiamo aspettato insieme con trepidazione. E' arrivata appena a metà gravidanza, il piccolo Christopher è a due settimane da qualsiasi possibile forma di sopravvivenza e questa sera ci dice addio. Insomma, sopra Cartoonia si è addensato di colpo un nuvolone scurissimo, in tutti sensi. La tempesta più forte degli ultimi vent'anni si è portata via un bebè che non vedevamo l’ora di abbracciare e uno dei sette membri della nostra famiglia. Io da una parte mi vergogno a paragonare le due cose ma dall'altra mi sento stretta nel medesimo angolino buio da entrambe.

domenica 27 ottobre 2013

P.S. E oggi son 32.