Chiara ha iniziato ad andare a scuola. Quando si dice: un altro mondo. A parte gli orari super rilassati e il fatto che non danno compiti, è la filosofia che c'è dietro al sistema scolastico a spiazzare. Qui la scuola non è un mondo separato dalla famiglia, né tanto meno i due luoghi si danno battaglia.
Seguo con interesse il blog di un giornalista olandese che dopo dieci anni a Roma è rientrato in Olanda proprio a luglio, come noi. Riconosco molte delle sue impressioni nel rientrare in un Paese per certi versi così lontano dall'Italia. Leggendo il suo post di oggi, dove parlava del primo giorno di scuola olandese delle sue tre figlie, mi ha colpito moltissimo una frase: "Abbiamo potuto addirittura entrare in classe con nostra figlia e rimanere un po' con lei. In Italia il bidello tiene i genitori fuori dai cancelli della scuola pubblica. Le scuole sono dei fortini che sembrano voler proteggere l'educazione dei giovani dall'influenza negativa dei genitori. La diffidenza tra genitori e scuola è molto grande".
Mi ci sono ritrovata in pieno. Non tanto per il primo giorno di scuola dove puoi accompagnare tua figlia in classe, quello l'abbiamo fatto anche noi. Quanto per il concetto che tu come genitore sei il nemico e le maestre a scuola creano un mondo il più possibile diverso da casa. Nello specifico una delle maestre di Chiara non ha mai fatto mistero del suo disprezzo e della sua ostilità per tutto quello che non seguiva i suoi dettami. Ricordo addirittura delle sgridate per come educavo mia figlia, le raccomandazioni su cosa dire (e soprattutto NON dire) a Chiara quando era malata e via dicendo. Tu come genitore avevi un solo compito nella vita: tacere.
A parte che il clima rilassato ovviamente tranquillizza la figlia, che così impara con più gioia (un concetto piuttosto semplice che non sono mai riuscita a far passare alla maestra italiana), mi piace molto il fatto che tra scuola e casa il passaggio non abbia praticamente gradini. Un momento sei a casa, un momento sei a scuola, ma non sono due mondi separati. Forse dipende anche dal fatto che fisicamente non ci si attrezza ad andare a scuola come se ogni volta si partisse per il militare. I libri, i quaderni, l'astuccio e tutto l'armamentario rimangono in classe. Si entra e si esce con una borsa giusto per portare il pranzo e la merenda. E tutti sono liberi di portare quello che più li aggrada, chi la borsetta chic per imitare la mamma elegante, chi uno zainetto bucato, chi una tracolla colorata. Nessuno che pensi anche un secondo a vedere come ti vesti o cosa ti porti. Sono tutti variegati. Se tua madre porta un velo sulla testa o un paio di jeans, se tuo padre è nero come il carbone o più biondo di uno stereotipo, se tu sei indonesiano e tuo fratello no, non fa nessuna differenza. Anzi, le differenze sono tali e tante che alla fine sono la norma e non si vedono più.
Un po' lo stesso concetto che esprimevo parlando della mancanza di barriere tra casa e strada. Ora abbiamo visto che non ci sono neanche barriere tra casa strada e scuola. E' tutto amalgamato nella stessa vita.
Nessun commento:
Posta un commento