venerdì 25 aprile 2014

Ho preso una decisione monumentale. Non voglio più cercare un lavoro d'ufficio. Si potrebbe commentare: mbè, che non si era capito? Invece per me è una decisione di quelle che cambiano davvero la vita. Al momento ho il lavoro più bello del mondo, ma mi sento sempre sopra una bolla di sapone - bellissima e fragile. Appena scoppia mi tocca tornare alla realtà e trovarmi un lavoro 'normale'. Invece ora ho preso la solenne decisione di cercare qualcos'altro sempre in questo campo. Se non sono i disabili saranno i drogati o i senzatetto, ma non sarà più una scrivania, il vestito buono e un capo tirato a lucido.
Come tutte le svolte epocali anche questa mi mette una gran fifa, ma allo stesso tempo è una liberazione formidabile. Mai e poi mai mi voglio ritrovare di nuovo con il cappello in mano a chiedere un lavoro che non amo a qualche tizio che non ha nessun diritto di giudicarmi ma ha il potere di decidere del mio futuro lavorativo.
D'ora in poi sono un'assistente sociale e nient'altro.

giovedì 10 aprile 2014

"Mio zio Alex Vonnegut,un assicuratore che aveva studiato ad Harvard e che abitava al 5033 di North Pennsylvania Street, mi insegnò una cosa molto importante.Disse che quando le cose vanno bene dovremmo fare in modo di accorgercene. 
Non parlava di grandi trionfi bensì di semplici epifanie: bere una limonata all'ombra in un pomeriggio afoso, sentire il profumo di una panetteria vicina, pescare e e fregarsene se si pesca qualcosa o no,ascoltare qualcuno che suona bene il piano nell'appartamento accanto al nostro. 
Zio Alex mi suggeriva, in tali occasioni, di dire a voce alta: 'Se non è bello questo, cosa mai lo è?'"

(Kurt Vonnegut, Cronosisma)

mercoledì 19 marzo 2014

Oggi elezioni comunali. Si vota nelle palestre delle scuole (porti le bestie, voti, vai al lavoro). Si vota nelle stazioni fra un treno e l'altro prima di andare ufficio. Si vota in tram e bus trasformati in seggi elettorali. Si vota mentre poeti recitano i loro lavori. Si vota allo zoo. Si vota nei musei.
E' bellissimo.

martedì 11 marzo 2014

Martine ha deciso di tirar giù tutti i poster iper-adolescenziali con i quali aveva tappezzato ogni angolino utile della sua stanza e optare per un nuovo colore. Ne discute con un'amica, ondeggia tra il celeste e un bel color crema. Alla fine delibera e scende per informarmi della sua decisione: "Mamma, dipingo la stanza di crema." Bello, amore - rispondo io. Marti si gira verso l'amica e commenta: "Vedi? Per mia madre potrei dipingere sui muri tanti cazzi e le andrebbe bene uguale."

Sarà tardi per rivedere la mia politica educativa?

martedì 19 novembre 2013

La sindrome del gioco dell'oca. L'idea che una vita si sviluppi in modo lineare è una jattura. Non dico niente di nuovo, eppure cresciamo con l'idea che la vita alla fine sia un successo se si è andati per tappe, facendo tana secondo obiettivi abbastanza precisi. Scuola, lavoro, una famigliuola con tanti bei bimbi tutti sani belli ed educati, casa di proprietà - si inizia da quella piccola e si lavora per quella più grandina, magari con un giardinetto. Arrivati alla mia età si dovrebbe voltarsi indietro e guardare con soddisfazione ai tanti traguardi raggiunti.
Io se guardo indietro vedo solo un gran casino. Errori, occasioni perdute, praticamente nessuna tappa rispettata se non quella della famiglia. Non bellissima e iper-educata ma insomma anche se stortignaccola a me piace lo stesso.
Non bisognerebbe farsi fregare da quest'idea che se non hai seguito il manuale alla fine è stato tutto un fallimento. Per parecchio tempo questa sensazione l'ho avuta eccome. Ora invece mi sembra di aver ricominciato cento volte, novantanove delle quali sono state una cazzata, eppure ritrovarmi spesso alla casella di partenza mi è servito. Perché alla centesima volta ho imboccato una strada che mi piace e chissà se mi sarei resa conto che era proprio la via giusta se l'avessi percorsa fin dall'inizio, senza termini di paragone. Forse quello che ora vedo con chiarezza e mi sembra speciale mi sarebbe sembrato banale se non avessi conosciuto altro. O forse avrei fatto bene a mettere la testa a posto molto prima e a quest'ora andrei molto fiera del mio giardinetto.
Comunque sia, son grata per le esperienze passate ma direi che questo giro può anche essere l'ultimo, facciamo che la strada rimane questa.

lunedì 4 novembre 2013

Alla fine non è seguita nessuna delibera familiare perché la democrazia in certi casi non funziona. Metà famiglia è per la libertà (io perché non sopporto l'idea di tenerla chiusa contro la sua volontà, babbo perché spera che una volta o l'altra non torni) e l'altra metà la vorrebbe tenere in casa per sempre. Alla fine decido io così si fa prima.
Però prima la facciamo inciccionire un pochettino (mi sento come la strega di Hansel e Gretel che cerca di far ingrassare il bimbo prima di divorarlo) e poi riapriamo le finestre e vediamo dove va.

venerdì 1 novembre 2013

La gatta è rientrata, dopo quasi una settimana fuori con la tempesta, le lacrime della piccola, i nervi della mamma e la segreta soddisfazione del babbo che aveva meno confusione in casa (salvo poi chiamarla a gran voce ogni volta che passava per il quartiere in bici rientrando dal lavoro).
Ora sorge spontanea la domanda: che facciamo, la chiudiamo in casa a vita per risparmiarci ogni volta una sincope collettiva o rispettiamo il suo bisogno di libertà e la lasciamo andare? Tanto poi quando ha una fame blu rientra (è la metà del gatto che era, che già non abbondava in modo particolare).
Segue delibera familiare.