Uno va a messa la domenica, l'altro si ferma il venerdì. Chi ha sacro il sabato e chi non mangia carne di maiale. Uno si reincarna, l'altro non tocca le vacche, il terzo non mangia pesce di venerdì e un quarto deve macellare gli animali in un certo modo. Uno può combinare tutti i casini che vuole che tanto il Padreterno lo perdona, l'altro crede nello stesso Padreterno ma non può sgarrare di una virgola altrimenti appena deve rendere conto all'Altissimo viene fulminato all'istante. Incensi, preghiere, pellegrinaggi, icone. Oro o colori sgargianti, silenzio o salmodia, chiese opulenti o austere, templi, moschee.
Da quando sono passata dalla tolleranza alla spocchia? Più che di tolleranza forse si è sempre trattato di supponenza o più semplicemente di indifferenza. Credi un po' in quello che ti pare, basta che sei felice. Ora invece mi sembrano tutte una serie di scaramanzie che mi danno l'orticaria. Ma come, mi trasferisco nel Paese più tollerante al mondo e peggioro? Sì, e pure parecchio. Nel mio lavoro devo tener conto del credo di tutti; per questo bimbo si cucina in un certo modo perché sennò dio s'incazza, quell'altro non può andare a letto se non legge prima un pezzo della bibbia, la terza non si può vestire come le pare. E io faccio sempre più fatica a rispettare il volere di tutti, a pensare che per loro è una verità incontrovertibile.
Devo assolutamente scendere dal piedistallo. Solo che è come quando hai un brufolo: appena lo noti, vedi solo quello. Dove mi giro mi imbatto in qualche rito che mi urta i nervi da matti.
Mah, speriamo che mi passi in fretta.
venerdì 30 maggio 2014
venerdì 23 maggio 2014
Il sospetto di essermi messa un po' nei guai per i prossimi quattro mesi mi era venuto, ma l'avevo represso per benino. Da novembre dell'anno scorso sono a scuola per ottenere il mio diploma di assistente sociale. Un istituto tecnico con un percorso che di norma dura tre o quattro anni, a seconda della specializzazione, ma che offre percorsi abbreviati di un anno per adulti che già operano nel campo. Devi lavorare come assistente sociale un minimo di 24 ore settimanali, andare a scuola una volta alla settimana e arrivi alla fine dell'anno con il tuo bel diplomino. Visto che voglio continuare a fare questo lavoro per il resto dei miei giorni mi era sembrata una mossa intelligente.
A novembre inizio ad andare a Rotterdam tutti i giovedì e a consegnare i miei bei compitini. Il solo fatto che la mia mentor mi abbia complimentato per lo splendido uso della lingua la dice lunga sul livello minimo richiesto. Comunque sia ho una classe molto divertente, imparo parecchio e vado tranquilla. Unica spina è che il mio lavoro ha pagato il percorso di studi a livello 3 (e ringrazio in ginocchio sui ceci visto che nessuno era tenuto a farlo perché non mi possono prolungare il contratto) mentre il mio sogno nel cassetto era il 4. La differenza fra 3 e 4 sta nella capacità di coordinare e gestire il lavoro ad un livello un filino meno brado, ma soprattutto significa una chance in più di rimanere nel campo. Inutile dire che si trova un lavoro più facilmente con un 4 che con un 3. Comunque avevo pensato di finire il 3 e poi in futuro vedere cosa combinare. Fino al giorno in cui la mia mentor di cui sopra mi dice: "Ma perché non fai il 4, con la testa che hai?" Perché quando l'avevo chiesto un anno fa mi era stato detto che non era possibile.
E' possibile. Solo che non è furbo farlo a quattro mesi dalla scadenza del contratto. Perché per il livello tre praticamente avevo già finito, anche se il diploma lo prendo a settembre. Mentre per il livello 4 devo fare una caterva di tesine aggiuntive entro la fine di luglio, per poi affrontare gli esami (due mesi) e non posso sforare di un giorno. Risultato: a letto con l'occhio spalancato, il cervello in poltiglia che ancora non si capacita e lo stomaco ribaltato.
Un giorno però qualche terapista mi dovrà spiegare perché non ho continuato a fare l'impiegata da brava persona equilibrata.
A novembre inizio ad andare a Rotterdam tutti i giovedì e a consegnare i miei bei compitini. Il solo fatto che la mia mentor mi abbia complimentato per lo splendido uso della lingua la dice lunga sul livello minimo richiesto. Comunque sia ho una classe molto divertente, imparo parecchio e vado tranquilla. Unica spina è che il mio lavoro ha pagato il percorso di studi a livello 3 (e ringrazio in ginocchio sui ceci visto che nessuno era tenuto a farlo perché non mi possono prolungare il contratto) mentre il mio sogno nel cassetto era il 4. La differenza fra 3 e 4 sta nella capacità di coordinare e gestire il lavoro ad un livello un filino meno brado, ma soprattutto significa una chance in più di rimanere nel campo. Inutile dire che si trova un lavoro più facilmente con un 4 che con un 3. Comunque avevo pensato di finire il 3 e poi in futuro vedere cosa combinare. Fino al giorno in cui la mia mentor di cui sopra mi dice: "Ma perché non fai il 4, con la testa che hai?" Perché quando l'avevo chiesto un anno fa mi era stato detto che non era possibile.
E' possibile. Solo che non è furbo farlo a quattro mesi dalla scadenza del contratto. Perché per il livello tre praticamente avevo già finito, anche se il diploma lo prendo a settembre. Mentre per il livello 4 devo fare una caterva di tesine aggiuntive entro la fine di luglio, per poi affrontare gli esami (due mesi) e non posso sforare di un giorno. Risultato: a letto con l'occhio spalancato, il cervello in poltiglia che ancora non si capacita e lo stomaco ribaltato.
Un giorno però qualche terapista mi dovrà spiegare perché non ho continuato a fare l'impiegata da brava persona equilibrata.
giovedì 15 maggio 2014
Corso di lotta antincendio e rianimazione per poter fare i turni di notte. Figata spaziale giocare letteralmente col fuoco, spegnere incendi controllati con un bell'istruttore dietro alle spalle pronto ad intervenire. In realtà credo che in questo preciso momento il fuoco mi faccia paura più di qualunque altro accidente mi possa capitare sul lavoro. In compenso se da una parte mi rassicura poter rianimare qualcuno che mi collassa vicino, dall'altra il corso ha avuto un effetto dulcolax fulmineo. Finito il corso ho girato i tacchi, ho acceso il computer e ho pagato la sottoscrizione alla NVVE, associazione per l'eutanasia volontaria. Non tanto per l'eutanasia in sé che, come il mio testamento biologico, per me è un fatto scontato, discusso, messo per iscritto e archiviato. Quanto per la possibilità di ordinare una medaglietta che ha valore legale con su scritto NON RIANIMARE. Se mi accascio per strada e qualcuno si azzarda a tirarmi su lo massacro. I danni al cervello anche solo dopo pochi minuti senza ossigeno mi terrorizzano.
E su questa nota allegra, vado a farmi un bel caffè.
E su questa nota allegra, vado a farmi un bel caffè.
domenica 11 maggio 2014
mercoledì 30 aprile 2014
Si va a mangiare a Borgotonto. Non scherzo, la cittadina fiabesca a due chilometri dalla nostra casina si chiama proprio così: Domburg, letteralmente borgo scemo.
Comunque, una volta arrivati facciamo due passi e Chiara esprime il desiderio di andare a mangiare la pizza. Sempre pericoloso, ma visto che ormai alle figlie piacciono quelle surgelate che sanno di cartone ondulato andrà bene anche una pizzeria olandese.
Troviamo un ristorante molto bello. Grande, arioso, stracarico di gente ridanciana. Ristorante Pizzeria Verdi. "Mah, - azzardo una protesta - sul menu hanno scritto spaghetti senza l'h, troppo italiani non saranno." Che palle mamma, siamo in Olanda o no? Taccio, entriamo.
Ci accoglie un cameriere esuberante che ti fa passare ogni boria. Massì, siamo in Olanda, non sarà certo il ristorante più raffinato della terra ma va bene così.
In effetti a parte il fatto che qui sulla pizza non mettono la mozzarella ma un formaggio tipo Gouda che la rende immangiabile ai più, non è male. I miei spaghetti ai frutti di mare (Spagetti al Mare) hanno lo stesso sapore di quelli dei Quattro Salti in Padella. Poteva andarmi molto peggio.
E' stata una bella serata, ma il Ristorante Pizzeria Verdi rimarrà impresso nella memoria familiare come quello che ci ha portato un cucchiaio per mangiare gli spaghetti. Un cucchiaio. Evidentemente questi l'Italia non la sanno trovare neanche su una cartina geografica. Martine: "Nooooo, il cucchiaio nooooo, non ci credo". Il marito mi ha lanciato lo sguardo di quello che teme che la consorte lo imbarazzi in pubblico. Evidentemente pensava che mi alzassi e tirassi l'oggetto ingiurioso in testa al cameriere. Per un nanosecondo in effetti ho pensato di restituirglielo con un filino di supponenza. In realtà poi ci siamo fatti tutti una bella risata, abbiamo dichiarato che il nostro onore italiano è stato offeso ma non con intenti bellicosi e ci siamo goduti la serata. Coronata poi da un ottimo gelato di un locale un po' più in là, che non si dichiara italiano ma fa un gelato degno della nostra migliore tradizione.
Comunque, una volta arrivati facciamo due passi e Chiara esprime il desiderio di andare a mangiare la pizza. Sempre pericoloso, ma visto che ormai alle figlie piacciono quelle surgelate che sanno di cartone ondulato andrà bene anche una pizzeria olandese.
Troviamo un ristorante molto bello. Grande, arioso, stracarico di gente ridanciana. Ristorante Pizzeria Verdi. "Mah, - azzardo una protesta - sul menu hanno scritto spaghetti senza l'h, troppo italiani non saranno." Che palle mamma, siamo in Olanda o no? Taccio, entriamo.
Ci accoglie un cameriere esuberante che ti fa passare ogni boria. Massì, siamo in Olanda, non sarà certo il ristorante più raffinato della terra ma va bene così.
In effetti a parte il fatto che qui sulla pizza non mettono la mozzarella ma un formaggio tipo Gouda che la rende immangiabile ai più, non è male. I miei spaghetti ai frutti di mare (Spagetti al Mare) hanno lo stesso sapore di quelli dei Quattro Salti in Padella. Poteva andarmi molto peggio.
E' stata una bella serata, ma il Ristorante Pizzeria Verdi rimarrà impresso nella memoria familiare come quello che ci ha portato un cucchiaio per mangiare gli spaghetti. Un cucchiaio. Evidentemente questi l'Italia non la sanno trovare neanche su una cartina geografica. Martine: "Nooooo, il cucchiaio nooooo, non ci credo". Il marito mi ha lanciato lo sguardo di quello che teme che la consorte lo imbarazzi in pubblico. Evidentemente pensava che mi alzassi e tirassi l'oggetto ingiurioso in testa al cameriere. Per un nanosecondo in effetti ho pensato di restituirglielo con un filino di supponenza. In realtà poi ci siamo fatti tutti una bella risata, abbiamo dichiarato che il nostro onore italiano è stato offeso ma non con intenti bellicosi e ci siamo goduti la serata. Coronata poi da un ottimo gelato di un locale un po' più in là, che non si dichiara italiano ma fa un gelato degno della nostra migliore tradizione.
martedì 29 aprile 2014
Ed eccoci qua. Dopo la bellezza di otto anni ci siamo permessi la prima vacanza intesa come giretto in un posto sconosciuto a veder cose nuove invece di settimane a scrocco da amici e parenti. Quattro giorni in riva al mare del Nord, in una casetta piantata sulla spiaggia. Ci sembra un lusso strabiliante. In effetti lo è.
Per i primi trenta minuti abbiamo avuto addirittura il sole. Siamo in Zelanda (provincia precorritrice della 'Nuova Zelanda'), un posto veramente molto bello. Inutile dire che il primo aggettivo che viene in mente è: verde. Quelle surprise. Comunque ci sono le mucche e le pecore d'ordinanza, i paesini pittoreschi, le ville che ti fanno sognare di vincere la lotteria, tutto a posto.
Martine ha pensato bene di farsi venire due linee di febbre, trasformandosi in un Mangiamorte che farebbe invidia al miglior Voldemort. Chiara si è rivelata essere l'unica olandese doc della famiglia. Dopo i primi trenta minuti d'accoglienza festiva ovviamente siamo tornati con i piedi per terra, siam pur sempre in Olanda. Pioviggina, ci saranno dodici gradi scarsi, non proprio un tempo da mare. La piccola non se ne accorge. Non che non le importi e vada fuori lo stesso a giocare sulla spiaggia. Non se ne rende proprio conto. Parte in quarta, scava buche, raccoglie conchiglie, gioca a bocce, fa amicizia con gli altri ragazzini in vacanza e torna tutta esaltata "Che bel tempo!". L'abbiamo definitivamente persa alla sua nuova Patria, ma consola sapere che almeno in queste lande si sentirà sempre a suo agio.
Per i primi trenta minuti abbiamo avuto addirittura il sole. Siamo in Zelanda (provincia precorritrice della 'Nuova Zelanda'), un posto veramente molto bello. Inutile dire che il primo aggettivo che viene in mente è: verde. Quelle surprise. Comunque ci sono le mucche e le pecore d'ordinanza, i paesini pittoreschi, le ville che ti fanno sognare di vincere la lotteria, tutto a posto.
Martine ha pensato bene di farsi venire due linee di febbre, trasformandosi in un Mangiamorte che farebbe invidia al miglior Voldemort. Chiara si è rivelata essere l'unica olandese doc della famiglia. Dopo i primi trenta minuti d'accoglienza festiva ovviamente siamo tornati con i piedi per terra, siam pur sempre in Olanda. Pioviggina, ci saranno dodici gradi scarsi, non proprio un tempo da mare. La piccola non se ne accorge. Non che non le importi e vada fuori lo stesso a giocare sulla spiaggia. Non se ne rende proprio conto. Parte in quarta, scava buche, raccoglie conchiglie, gioca a bocce, fa amicizia con gli altri ragazzini in vacanza e torna tutta esaltata "Che bel tempo!". L'abbiamo definitivamente persa alla sua nuova Patria, ma consola sapere che almeno in queste lande si sentirà sempre a suo agio.
sabato 26 aprile 2014
Oggi qui è il primo Giorno del Re, visto che la su' mamma ha abdicato e
per la prima volta dopo oltre cent'anni ci ritroviamo con un Re invece
che una Regina. Per fortuna ha fatto tre figlie femmine quindi poi si
riprende con la tradizione di una dinastia tutta al femminile, che
l'idea di un Re in qualche modo ci urta parecchio.
Quindi oggi si impongono: vestiti arancioni, sciarpe bretelle cappelli, va bene qualunque cosa. Bandiere blu bianche e rosse dipinte sulla faccia. Birra a fiumi. Cibi improbabili cotti e mangiati per strada, in barba ad ogni elementare regola sanitaria. Mercatini pulisci-cantine in giro per tutta la città. Canti e balli per strada. Giornata del non-sono-poi-così-olandese, il che comporta il non abbaiare contro il prossimo ma accoglierlo con un sorriso, anche se è uno sconosciuto.
Insomma, toda joia toda beleza. Che se poi mi passano i giramenti di testa continui in realtà vado a lavorare dai gravi, dove non mancherò di presentarmi con un bellissimo cappello arancione sgargiante e una bomboletta di brillantini arancioni da sparare contro chiunque mi si pari davanti, che sia d'accordo o meno.
Quindi oggi si impongono: vestiti arancioni, sciarpe bretelle cappelli, va bene qualunque cosa. Bandiere blu bianche e rosse dipinte sulla faccia. Birra a fiumi. Cibi improbabili cotti e mangiati per strada, in barba ad ogni elementare regola sanitaria. Mercatini pulisci-cantine in giro per tutta la città. Canti e balli per strada. Giornata del non-sono-poi-così-olandese, il che comporta il non abbaiare contro il prossimo ma accoglierlo con un sorriso, anche se è uno sconosciuto.
Insomma, toda joia toda beleza. Che se poi mi passano i giramenti di testa continui in realtà vado a lavorare dai gravi, dove non mancherò di presentarmi con un bellissimo cappello arancione sgargiante e una bomboletta di brillantini arancioni da sparare contro chiunque mi si pari davanti, che sia d'accordo o meno.
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